Energia e crostacei: dai gamberoni il biocarburante del futuro

Nasce nell’emirato di Abu Dhabi il primo progetto di ricerca integrata nel campo delle bioenergie sostenibili. Lo ha avviato il Masdar institute of science and technology in collaborazione con alcuni vettori aerei. Il progetto, infatti, utilizzerà sistemi integrati per sviluppare e commercializzare in particolare biocarburante per l’aviazione.

Il Sustainable bioenergy research project (Sbrp) prevede allevamenti di crostacei in acqua salmastra: gli effluenti dell’acquacoltura vengono quindi utilizzati come fertilizzante economico per le piante.

Ultimo passaggio: dalle biomasse si ottengono i biocarburanti. Secondo l’istituto di Masdar, infatti, lo sviluppo di fertilizzanti economici non derivati da idrocarburi è un passaggio fondamentale per ridurre le emissioni di gas serra nella produzione di benzine “green”.

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Dal Giappone, la stampante ecologica che cancella l’inchiostro

Una stampante ecologica, in grado di riutizzare i vecchi documenti fino a mille volte.

La chicca tecno-ecologica in grado di riciclare la carta si chiama “PrePeat” ed è stata messa a punto in Giappone.

Quella che all’apparenza sembra una banalissima stampante, grazie ad una particolare testina e ai teli di plastica sensibili al calore, riesce a rendere riutilizzabili i documenti cancellandone l’inchiostro, o meglio riassorbendolo, e sparando fuori i fogli di carta come nuovi.

Il tutto senza utilizzare né toner, né cartucce.

Una grandissima novità, che potrebbe salvare non poche foreste e ridurre i problemi derivanti dallo smaltimento dei ricambi di inchiostro.

L’unico inconveniente, al momento, è il costo elevato.

La stampante PrePeat è acquistabile con 500 mila yen giapponesi ossia 5.517 dollari o 500 euro.

Non solo, i teli di plastica sono venduti separatamente al prezzo di 3.300 dollari (circa 2800 Euro) per un blocco che ne contiene mille.

Ovviamente un costo del genere potrebbe essere sostenuto solo giustificando un quantitativo di fogli da cancellare piuttosto elevato.

Se quindi potrebbe essere indicata per grandi aziende, non è di certo alla portata del comune utente che dovrà necessariamente attendere che i costi di tale tecnologia scendano perché l’amore e il rispetto per l’ambiente, con il riciclo e il riuso di alcuni materiali, sono fondamentali, ma anche il portafogli vuole la sua parte.

Fonte: greenme.it

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Benevento: Autobus gratis per ridurre l’inquinamento

Autobus urbani gratuiti per tutti: è questo il metodo che il sindaco di Benevento, Fausto Pepe, intende adottare per ridurre l’inquinamento e rendere più vivibile la città.

Migliorare la vivibilità di una città – chiarisce il primo cittadino illustrando il progetto approvato dalla sua maggioranza di centrosinistra nel bilancio di previsione – vuol dire ridurre i tempi di percorrenza delle vetture, offrire più parcheggi agli automobilisti, e aumentare la qualità dell’aria che respirano i pedoni. Per ottenere contemporaneamente questi risultati bisogna incentivare l’uso dei mezzi pubblici: per questo a Benevento abbiamo progettato di renderli gratuiti per tutti“.

Abbiamo calcolato - continua Pepe – che per rendere gratuiti tutti i trasporti sono necessarie risorse economiche importanti, ma siamo pronti a far fronte a queste esigenze tagliando su spese che diventeranno poi inutili, come quelle legate alla vendita e stampa dei biglietti, oltre che al controllo dei tagliandi.

Un investimento importante che punta a rilanciare a livello turistico il nostro territorio, già famoso per essere il primo della Campania nelle classifiche sulla qualità della vita, ma che al tempo stesso, in periodo di forte incertezza economica, vuole dare un respiro alle famiglie, visto che sono gli studenti e gli anziani i maggiori fruitori dei trasporti pubblici“.

Fonte: ansa.it
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Nasce Ecopunto: dove si fa la spesa con i rifiuti

Lo scorso 30 gennaio a Niscemi (in provincia di Caltanisetta) è stato inaugurato dalla cooperativa siciliana “Liberambiente” un singolare negozio di alimentari dove è possibile pagare la spesa anche in rifiuti.
Qui i cittadini possono vendere o barattare con beni di consumo di prima necessità, i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata.

Questo esempio di alimentari si chiama First, e speriamo che sia di buon esempio per tutta la Penisola.

L’EFFICIENZA DI ECOPUNTO
Mai nessuno prima d’ora aveva pensato di aprire un vero e proprio negozio in cui, senza l’ausilio di macchinari o distributori, si potesse avere convenienza generata dal riciclaggio dei rifiuti e soprattutto alla portata di tutti.

LE PAROLE DEGLI ORGANIZZATORI
Come ha spiegato Silvia Coscienza, Presidente della Cooperativa che già aveva avviato un progetto simile in forma sperimentale a Moncalieri: “L’idea di First è nata un anno fa, ed è stata accolta con entusiasmo dal comune di Niscemi, che è stato il primo in Sicilia a capire l’importanza di un centro di questo tipo, tanto sotto profilo economico, quanto da un punto di vista culturale”.

Mario Meli e Salvatore Vascques, membri anche loro di Liberambiente hanno detto: “Un centro com l’ecopunto rappresenta a nostro avviso una forma di controllo democratico della gestione dei rifiuti. In pratica, se il rifiuto viene inteso come un valore da scambiare con generi di prima necessità o con denaro è più facile fare responsabilizzare i cittadini.

E magari,  far comprendere che attraverso il riciclo è possibile ottenere un risparmio energetico che va a beneficio di tutta la comunità e una riduzione dell’inquinamento”.

NEL DETTAGLIO COME FUNZIONA UN ECOPUNTO?
La procedura è la stessa di chi ha le tessere fedeltà di supermercati e negozi, la conversione dei rifiuti è fissata con una raccolta punti in base al tipo di materiale riciclato:

* 100 gr di carta a ferro = 1 punto
* 100 gr di plastica = 3 punti
* 100 gr di alluminio e lattine = 5 punti

Una volta raggiunti i 70 punti si ha già diritto a ricevere, ad esempio, mezzo chilo di pasta o 25 centesimi (ma anche ceci, lenticchie, riso, fagioli…)

I rifiuti e i materiali raccolti al dettaglio vengono poi rivenduti al Conai, il consorzio nazionale dei produttori e utilizzatori di imballaggi che porterà avanti la filiera del riciclo.

L’obiettivo affermato dalla Cooperativa è quello di aprire un ecopunto in ogni provincia della Sicilia, Palermo prima di tutti.
Speriamo che quest’idea si affermi e trovi spazio anche in tutto il resto d’Italia.

Fonte: ilfaromag.com

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Valle d’Aosta: promosso il consorzio per il risparmio energetico di illuminazione pubblica

Ridurre i consumi energetici dell’amministrazione pubblica e puntare a una maggiore tutela e valorizzazione dell’ambiente. E’ l’obiettivo del progetto ‘Risparmio energetico per gli impianti di illuminazione pubblica‘, promosso dal Consorzio degli Enti locali della Valle d’Aosta (Celva) e che offre l’opportunità ai 74 Comuni valdostani di prendere contatto con aziende certificate nel campo del risparmio energetico.

Per la realizzazione dell’iniziativa tutti gli uffici tecnici comunali hanno contribuito alla redazione del primo censimento regionale dei punti luce d’illuminazione pubblica. Il progetto, grazie ad una convenzione sottoscritta il 29 luglio 2009 dal Celva con Sorgenia Menowatt Srl, dà la possibilità alle diverse amministrazioni di valutare l’opportunità di acquisire il dispositivo elettronico “Dibawatt” di Sorgenia Menowatt, che sostituisce i tradizionali dispositivi di accensione e spegnimento dei punti luce esterni, a condizioni di acquisto, garanzia e fornitura altamente vantaggiose.

Secondo il Celva “é possibile, per i Comuni che aderiranno al progetto, abbattere di almeno il 30% i consumi dell’illuminazione pubblica, che ammontano a circa 2.500.000 euro annui, installando una tecnologia di nuova generazione su ogni punto luce del territorio. La riduzione dei consumi, oltre ad un notevole beneficio economico per il bilancio comunale, ha come conseguenza l‘inferiore immissione in atmosfera di CO2 ed il minor consumo di petrolio. Elementi assolutamente indispensabili in una realtà regionale, quale la Valle d’Aosta, in prima linea per il rispetto, la tutela e la valorizzazione ambientale”.

Al progetto ‘Sorgenia Menowatt per l’efficienza energeticà hanno già aderito alcune amministrazioni locali valdostane: fra di esse, il Comune di Saint-Denis, Saint-Marcel, Chambave, Châtillon, Fenis, Champdepraz e Ayas. La convenzione con Sorgenia è stata proprogata fino al 30 giugno 2010 per permettere agli altri Comuni interessati di formalizzazione l’adesione.

Fonte: RegioneVDA
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Anche la Festa di San Valentino può essere ecologica

San Valentino può essere una buona occasione per comunicare il proprio amore sia verso la propria dolce metà che verso la Natura, e allora perché non scegliere di donare un piccolo dono ecologico?

Una piantina o una bustina di semi  sono idee regalo che funzionano sempre e che simboleggiano la necessità di cura, attenzione e rispetto, proprio come una relazione.

Se volete rimanere sul classico, cioccolatini e lingerie per una serata eco sexy, Inhabitat propone una bella serie di idee regalo tradizionali, incluse ricette per torte a forma di cuore e gioielli eco friendly.

Se il lato consumistico di San Valentino non vi piace, nemmeno se ecologico, allora potete donare al vostro amato/a un regalo che non si compra: un po’ del vostro prezioso tempo libero, qualcosa di vostro che sapete piacergli molto, un pensiero d’amore scritto su carta riciclata, uscire a fare una passeggiata a contatto con la Natura, fare insieme qualcosa per l’ambiente o donare un farmaco a chi ne ha bisogno, perché un modo per esprimere il proprio amore lo si trova sempre, anche ecologico.
Fonte: ecoblog.it
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Azienda agricola a emissioni zero: a Perugia il primo esempio Italiano

L’azienda perugina Monte Vibiano, produttrice di olio e vini di alta qualita’, ha annunciato di essere la prima in Italia nel settore agricolo ad aver raggiunto le zero emissioni di gas serra. L’ente certificatore svedese Dnv – uno dei piu’ prestigiosi enti di verifica al mondo – consegnera’ il 5 febbraio a Monte Vibiano il certificato #00001-2009, con il quale dichiarera’ che le emissioni di gas effetto serra dell’azienda perugina sono al di sotto dello zero.

Lorenzo Fasola Bologna, trentanovenne gestore dell’azienda agricola perugina Monte Vibiano, vince cosi’ la sfida che aveva lanciato l’11 ottobre 2008 quando aveva dato il via alla ”Rivoluzione Verde a 360 gradi’‘, un’iniziativa ecologica con la quale aveva cambiato radicalmente la propria azienda con l’obiettivo di essere il primo in Italia e uno dei primi al mondo a raggiungere le zero emissioni entro la fine del 2009. ‘

“Con la ‘360 Green Revolution’ Fasola Bologna – riferisce una nota del’azienda – non aveva lasciato nulla di intentato: pannelli solari di ultima generazione, trattori a biodiesel, veicoli elettrici, fertilizzanti a basso impatto ecologico, centinaia di ettari di boschi, razionalizzazione dei trasporti aziendali, razionalizzazione dei consumi ecologici negli uffici e persino una stazione di ricarica elettrica, un vero gioiello interamente alimentato da pannelli solari, che serve per ricaricare i veicoli elettrici senza mai emettere gas nocivi”.

Dnv ha seguito Monte Vibiano nel suo viaggio verso l’eco-sostenibilita’, garantendo che avvenisse secondo lo standard internazionale ISO 14064 , una normativa tecnica che fa da supporto alle aziende che intendano abbattere i propri gas ad effetto serra. ”Raggiungere un tale traguardo – ha commentato Lorenzo Fasola Bologna – ed essere la prima azienda agricola a emissioni zero ha richiesto un notevole impegno, ma non abbiamo mai preso in considerazione alternative o scorciatoie. Per rispettare la meravigliosa natura di Monte Vibiano e’ necessario uno sforzo considerevole, ma i prodotti migliori nascono dalla terra e dall’ambiente trattati con le cure migliori”.

Fonte: Ansa
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Matrimonio e vita cittadina gravano all’ambiente

Ci sono delle cose dal punto visto ecologico a cui non si pensa o quantomeno non si crede di poter essere dannosi compiendo o svolgendo un’azione piuttosto che un’altra.

IL MATRIMONIO E IL GRAVO SUL PIANETA
Sapevate che la fede nuziale non è per niente a impatto zero?
Dietro a questo oggetto immancabile ad ogni matrimonio si nascondono tonnellate di scarti minerali, ma non è tutto.
Per estrarre e purificare l’oro vengono usati agenti chimici ad altissimo potenziale inquinante, come cianuro e mercurio.
Quindi come fare per sposarsi ed avere un’impronta ecologica al tempo stesso?
Ci sono due valide alternative:
1. Usare anelli antichi o di seconda mano, spesso hanno alle spalle storie eccezionali e sono disegnati in modo splendido.
2. Cercare una gioielleria che utilizzi oro riciclato invece che quello estratto, o una di quelle che offrono servizi ecologici, capaci di creare un anello con l’oro di famiglia che voi gli portate.

Ma per organizzare un matrimonio ecologico a 360° bisognerebbe valutare alcune cose, l’abito ad esempio.
Per evitare lo spreco di comperarne uno che viene usato una sola volta nella vita, si può decidere di cercarne uno vintage, o di rivolgersi alle linee di abiti nuziali bio (e anche biodegradabili) che usano tessuti ottenuti da plastica riciclata o biopolimeri vegetali.
Ad esempio li produce la Eco Fast Dress.
Un’altra cosa a cui pensare è il ricevimento: se lo si fa nello stesso posto dove si celebrano le nozze si risparmia sullo spostamento degli invitati.
Inoltre, decidere per un menù formato da soli ingredienti locali, una specie di banchetto nuziale a filiera corta, o selezionare piatti vegetariani.

VIVERE IN CITTA’
Molti di noi credono che vivere in campagna corrisponda ad aria pulita, benessere, invece si pensa che la città abbia il sapore sporco di smog.
Però bisogna dire che in qualche modo questa è una percezione sbagliata.
Pare infatti che vivere in città, meglio ancora se in centro, ci possa aiutare a tenere comportamenti eco-sostenibili.
Questa tesi è stata assicurata da John Holtzclaw, un esperto di trasporti, energia, qualità dell’aria e sviluppo urbano che vive e lavora nell’area di San Francisco e collabora con il Sierra Club.
Questo il ragionamento di Holtzclaw: se si abita in un quartiere o in un agglomerati molto esteso sul territorio si è quasi costretti a usare la macchina, se invece si vive in un quartiere per così dire, “più compatto” quello di cui abbiamo bisogno sarà a portata di mano.
Maggiore è la densità di famiglie e più i commercianti saranno invogliati ad aprire le loro attività in quella zona, piena di potenziali clienti.
I trasporti pubblici potranno servire il quartiere senza andare in perdita e le corse di autobus e tram saranno più ravvicinate fra loro.
Insomma, tutto diventarà più efficiente: la consegna della posta, la raccolta della spazzatura, l’allaccio alle reti dei servizi pubblici”.

Ricerche svolte in Germania quasi 15 anni fa dagli esperti del Wuppertal Institut erano arrivate alle stesse conclusioni, ma accanto all’ottimizzazione dei servizi predicavano anche un futuro fato di “città dai percorsi brevi”, strade come ambienti di vita invece che corridoi di passaggio, una pianificazione urbanistica incentrata sulla promozione della vita associativa e non sulla speculazione.
Sfortunatamente non è andata così: nelle nostre città si muovono con efficienza postini e camion della nettezza urbana, e a volte nemmeno quelli.

Fonte: ilfaromag.com
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Il solare si compra insieme: gruppi di acquisto tra Veneto e Friuli

Pannelli solari a Villacidro (CA) pUn megawatt solare già installato tra Veneto e Friuli. Con i gruppi di acquisto sono oltre mille le famiglie riunite da Legambiente in Veneto e in Friuli Venezia Giulia  per comprare impianti solari termici e fotovoltaici.

Risultato: il costo di acquisto e di installazione è stato abbattuto del 25-30% e sono stati installati in due anni mille chilowatt di potenza solare fotovoltaica. Con il coordinamento dei circoli di Legambiente e di sportelli informativi presso i Comuni, gli otto gruppi di acquisto solare hanno ormai raggiunto 1 megawatt di solare fotovoltaico e più di cinquecento metri quadrati di solare termico installati, a fronte di più di quattrocento impianti realizzati in totale.

In vent’anni, si avranno minori emissioni di CO2 per 25mila tonnellate. E in totale il risparmio in bolletta per tutte le famiglie, come prevede Legambiente, sarà di 200mila euro l’anno.

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Giappone: la carta igienica si ricava dai fogli A4

Si chiama White Goat ed è una macchina che trasforma fogli A4 in carta igienica.

L’idea è riciclare i documenti che si producono in ufficio ma che solitamente vanno a finire nella tritacarta, in carta igienica.

Il problema è che la macchina che provvede alla trasformazione, non solo consuma un bel po’ di energia, ma costa anche un botto, circa 60mila euro che si andranno ad ammortizzare, evidentemente dopo moltissimi anni.

Ma il punto non è la macchinetta di turno ma il consumo di foreste adoperate per produrre carta igienica.

Ma un rimedio c’è, si può scegliere di acquistare carta igienica con il marchio FSC, Forest Stewardship Council tra l’altro disponibili in molte catene di supermercati perché: Il marchio FSC identifica i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.

Fonte:  ecoblog.it
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